Vittime del dovere: trentennale della Strage di Capaci

  • 23 / 05 / 2022 54 Views

Trent’anni fa, sull’autostrada Trapani - Palermo, all’altezza di Capaci, venivano barbaramente uccisi in un attentato il Magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oggi, oltre ai doverosi tributi, si ricorda il sacrificio di coloro che hanno combattuto la Mafia, non solo a parole ma nei fatti, ispirando una normativa di contrasto alle mafie, introducendo nuove modalità di indagine e giungendo alla creazione della Direzione Investigativa Antimafia.
Tuttavia lo scorrere del tempo è stato inclemente, non tanto con il ricordo di coloro che si sono sacrificati per la nazione e per la collettività, quanto con la percezione della pericolosità, persistente sebbene silenziosa, della criminalità organizzata.

Da anni sosteniamo che è in corso un’opera di depotenziamento normativo, volto a smontare pezzo dopo pezzo la costruzione di un sistema di controllo e contenimento delle mafie nato a seguito della Strage di Capaci. Ne abbiamo la riprova ogni singolo giorno.

Scadono oggi i termini per proporre gli emendamenti al Disegno di legge “Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, al decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e alla legge 13 settembre 1982, n. 646, in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia” (A.S. 2574) e al Disegno di Legge “Modifiche all'ordinamento penitenziario in materia di concessione di benefici a condannati per determinati delitti” (A.S. 2465)  che, dopo un travagliato iter alla Camera dei Deputati, giunge al Senato della Repubblica.

Nulla quaestio, se non fosse che l’oggetto dei testi normativi riguarda l’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, che si sostanzia in una norma che prevedeva il divieto di accesso a benefici penitenziari per i mafiosi che non collaboravano con la Giustizia, rescindendo così i legami criminali.

Purtroppo il sistema “cede” il 15 aprile 2021 quando la Corte Costituzionale, accogliendo i richiami della Corte Europea dei diritti dell’uomo, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’ergastolo ostativo, rinviando al

Parlamento la necessità di un riforma “costituzionalmente orientata” della legge dando tempo fino al 10 maggio 2022, prorogato poi al prossimo 8 novembre 2022.

Le attuali proposte al vaglio del Parlamento individuano le condizioni di accesso ai benefici penitenziari e, per quanto riguarda i reati associativi, la riforma propone di superare la presunzione assoluta preesistente, se ricorrono le seguenti condizioni (cfr. Dossier servizi studi  del Senato - https://www.sistemapenale.it/pdf_contenuti/1651439624_dossier-servizio-studi-senato-as-2574-riforma-regime-ostativo-art-4-bis-ordinamento-penitenziario.pdf):

  • dimostrazione di aver adempiuto alle obbligazioni civili e agli obblighi di riparazione pecuniaria conseguenti alla condanna o l'assoluta impossibilità di tale adempimento;
  • allegazione di elementi specifici che consentano di escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva e con il contesto nel quale il reato è stato commesso nonchè il pericolo di ripristino di tali collegamenti, anche indiretti o tramite terzi.

Rimettiamo di seguito le nostre precedenti valutazioni che risalgono a molto prima della sentenza della Corte Costituzionale.

  • Già nel 2019, nel mese di giugno dopo la sentenza Viola della CEDU e successivamente ad ottobre, in seguito alla sentenza n. 253/2019 della Corte costituzionale, la nostra Associazione aveva sollecitato un esame più approfondito del complesso normativo presente nell’ordinamento penitenziario che di fatto consente di erigere un muro di opposizione alla mafia e al terrorismo a tutela della collettività.
  • Per tutto il 2020 abbiamo lanciato appelli per sottolineare il timore che il vuoto e l’incompletezza delle disposizioni di legge potessero consentire spazi di manovra alla criminalità.
  • Durante gli ultimi due anni di pandemia abbiamo assistito alle scarcerazioni dei boss della criminalità organizzata giustificate dall’emergenza sanitaria. Come Associazione Vittime del Dovere siamo intervenuti tempestivamente presentando emendamenti e chiedendo, anche attraverso lettere al Governo e comunicati stampa rivolti all’opinione pubblica, di apportare modifiche normative che evitassero la continua proroga dei termini per la detenzione domiciliare, i permessi premio e le licenze premio, poiché irragionevoli e ingiustificate.

Nonostante le nostre istanze e il timore più volte palesato, abbiamo visto esponenti di spicco della criminalità organizzata usufruire indisturbati di tali soluzioni.

  • Con una nota dell’ 8 marzo 2021, rivolta ai giudici della Consulta e con un comunicato, in data 31 marzo 2021, avevamo rimarcato come la progressiva corrosione della legislazione antimafia necessitasse di un immediato ed organico provvedimento legislativo di revisione, al fine di evitare interventi estemporanei, a cui abbiamo assistito nel recente passato e che hanno di fatto creato un vulnus alla lotta contro la mafia proprio attraverso le scarcerazioni ingiustificate, pericolose ed inaccettabili.
  • Alcune delle proposte risolutive sono già state, da noi, formulate da tempo: costituire una sezione centralizzata ad hoc per l’esame di tali specifiche casistiche, rimettere alla collegialità la decisione circa i benefici penitenziari, stabilire dei punti fermi che possano essere utili e di concreto supporto alla decisione dei giudici, nonché rendere obbligatori e vincolanti i pareri della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Distrettuale Antimafia competente.

Di quanto proposto, sotto il profilo procedurale,  non vi è traccia e anche il richiamo alla “riparazione” degli obblighi derivanti dalla condanna hanno quel retrogusto di giustizia riparativa che appare l’ennesimo – almeno nel caso di specie -  stratagemma per risollevare le sorti del carnefice.

Da queste premesse non possiamo che sperare nella miglior riuscita della riforma, perché una mancata decisione entro i termini concessi dalla Corte Costituzionale porterebbe ad un vero vuoto normativo, con terrificanti conseguenze.

Ribadiamo quindi l’appelli già sostenuto il  21 marzo scorso, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno per le Vittime di Mafia.

L’Associazione Vittime del Dovere si rivolge alle Istituzioni e alla Politica affinchè, alle importanti e necessarie celebrazioni commemorative, seguano concrete azioni legislative ferme ed inequivocabili che possano fermare l’azione subdola e impercettibile di demolizione del sistema carcerario e del carcere duro in particolare che ambigue lobbies, ammantate da buonismo imperante, ma di fatto promotrici degli interessi strumentali della criminalità, stanno portando indisturbate alla conclusione.  

Nel trentennale dell’immane tragedia che ha colpito tutti noi, per crudeltà e viltà, desideriamo rivolgere un pensiero e una preghiera accorata a tutte le donne e a tutti gli uomini che si sono immolati per il bene dell’Italia e della collettività.

ASSOCIAZIONE VITTIME DEL DOVERE

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