VIOLENZA DI GENERE: STORIE DIVERSE, STESSO EPILOGO

  • 10 / 01 / 2024 73 Views

In Italia circa una donna su tre ha subito nel corso della propria vita una forma di violenza. Troppo spesso la cronaca si tinge di rosso, con casi di femminicidi che chiamano alla responsabilità sociale di tutti. Anche il 2024 si apre, purtroppo tristemente, sin da subito con un caso di femminicidio.

Di seguito, verranno raccontante le storie di due donne a cui è stata negata la libertà e la vita: età e trascorsi diversi ma con un lo stesso tragico epilogo.

L’omicidio di Concetta Marruocco
Dopo vent’anni di offese, abusi e violenze sessuali, la notte tra il 13 e il 14 ottobre 2023, Concetta Marruocco è stata pugnalata a morte presso la propria abitazione. In passato la vittima aveva già denunciato il coniuge per maltrattamenti in famiglia e lesioni, ottenendo un allontanamento con l’applicazione del braccialetto elettronico. Questo non sembra bastare al carnefice, il quale volontariamente decide di tenere una copia delle chiavi della casa in cui abitavano; chiavi utilizzate poi per entrare nel cuore della notte, svegliare Concetta e la figlia di 16 anni, e ucciderla senza alcuna pietà. Franco Panariello, una volta compiuto l’omicidio, chiama il 112 costituendosi ai militari senza opporre resistenza.

L’omicidio di Giulia Cecchetin
L’ennesimo straziante femminicidio, quello di Giulia Cecchettin, il numero 105 del 2023. Dopo una settimana di attesa, le speranze della famiglia si sono spente sabato 18 novembre, quando il corpo della giovane studentessa ventiduenne viene ritrovato senza vita. Sono state 20 coltellate inflitte dal fidanzato, Filippo Turetta, che hanno tolto la vita a Giulia nella serata dell’11 novembre. In sede di interrogatorio Turetta ha poi ammesso di non essersi rassegnato alla fine della relazione con la Cecchettin: se Giulia non avesse potuta essere più sua, allora non sarebbe stata di nessun altro. Appare terrificante quanto questa tipologia di frase venga spesso utilizzata per le notizie di cronaca nera riguardanti donne uccise.

Cosa accomuna queste vite spezzate?  

Arrivati a questo punto è opportuno accorgersi che nel caso di Giulia Cecchettin, come in quello di Teresa Marruocco, i rispettivi carnefici non hanno sopportato, né tanto meno rispettato, il distacco da parte delle vittime, preferendo il femminicidio, come forma di garanzia per una proprietà eterna. Il bisogno di controllo e di affermazione è ciò che genera il 90% dei femminicidi in seguito ad una separazione. Trovarsi coinvolti in un legame di abuso è sempre più frequente e si consolida nel momento in cui il capro espiatorio minimizza, nega o giustifica la gravità delle azioni subite, fino a credere di meritare tale sorte colpevolizzandosi. Questo non accade casualmente: spesso vi è un percorso ben definito che porta ad esiti così tragici; ora cercheremo di spiegarne le dinamiche. Tutto inizia dal concetto di attaccamento; Nel 1991 il modello di Bowlby e Ainsworth viene approfondito da Bartholomew e Horowitz, i quali propongono una lettura delle dinamiche di attaccamento in età adulta. L’immagine che un individuo ha di sé e degli altri prende forma, sia in positivo che in negativo, dal legame che si instaura con le figure genitoriali. Esistono quattro forme principali di attaccamento: sicuro, insicuro- evitante, insicuro-ambivalente e disorganizzato. Nello stile di attaccamento sicuro l’individuo è portato ad instaurare relazioni sane, basate sulla fiducia reciproca; al contrario negli altri stili di attaccamento, derivanti da relazioni disfunzionali, emergono atteggiamenti tossici e dannosi. Oltre agli stili sopracitati, esistono diverse sfumature, in particolare nei casi di femminicidio si evidenzia una predominanza dell’attaccamento dipendente. Esso si caratterizza per una forte paura dell’abbandono e per un costante bisogno di vicinanza con l’altro. Nelle relazioni disfunzionali, ad esempio, si può osservare una co-dipendenza tra i due partner, dove uno ricorre alla violenza per garantirsi la presenza dell’altro, e quest’ultimo invece accetta tale trattamento per la stessa motivazione. E’ possibile riassumere tale dinamica in un unico concetto: la dipendenza affettiva.

Che cos’è la dipendenza affettiva?

La dipendenza affettiva ha un ruolo chiave nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni tossiche, è quindi opportuno approfondire questa dinamica. Per fare chiarezza, si può far riferimento alla sensazione inebriante che pervade tutto il corpo e ogni organo di senso nell’avere accanto l’oggetto d’amore che provoca un senso di estasi, la stessa che si proverebbe assumendo sostanze stupefacenti: euforia, incapacità di percepire il rischio, pensieri costanti sulla persona amata e scarsa abilità di controllo in sua presenza. Alla stregua, una volta che si sperimenta la sua mancanza, si verificano i tipici sintomi dell’astinenza. Diversi studi dimostrano che non è tanto la frequenza o le caratteristiche della sostanza stessa a portare a sviluppare dipendenza, quanto piuttosto l’intensità, poiché si alternano ciclicamente stati di angoscia e timore. Per la persona dipendente non esiste la possibilità di distaccarsi; è proprio tale componente ad accomunare i casi di femminicidio di Giulia Cecchettin e Teresa Marruocco, poiché il passaggio da una relazione amorosa ad una di tipo dipendente è impercettibile. Non tutti i casi di violenza presentano questa dinamica, tuttavia, essendo difficile riconoscerla, viene molto spesso sottostimata.

EVENTO WEBINAR SULLA VIOLENZA DI GENERE

In data 8 febbraio 2024 alle ore 18:00 si terrà un webinar online sulla violenza di genere dal titolo “Violenza di genere: chiavi di lettura e strumenti di prevenzione”. L’evento è a cura della Prof.ssa Laura Seragusa, Maggiore dell’Arma dei Carabinieri, Segretario Nazionale e Capo del Dipartimento salute e benessere del SIM Carabinieri e dei tirocinanti del dipartimento: Dott. Antonio Romio, Dott. Matteo Fiore, Dott.ssa Erika Segala, Dott.ssa Valentina Nardella.

Per prenotarsi all’evento potete accedere tramite il seguente link indicando la vostra presenza e inserire la vostra mail. Una volta compilato il form riceverete una mail contenente un ulteriore link per la riunione meet.
https://forms.gle/kJ8egdhbHCmVB9Ky7

Per qualsiasi informazione in merito potete contattare il dipartimento salute e benessere del SIM, chiamando al numero 3331829832 o scrivendo all’e-mail psicologiamilitare@simcarabinieri.cc

SIM CARABINIERI           
Dipartimento salute e benessere
Responsabile Prof.ssa Laura Seragusa, PhD
Valentina Nardella – Antonio Romio – Erika Segala– Matteo Fiore

#maipiùsoli

 

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